Inhalt

  • (ff. 12V) Indice dei trattati giamblichei (tit. οἱ ἐννέα λόγοι ἰαμβλίχου περὶ τῆς πυϑαγορικῆς αἱρέσεως). Ed. Nauck 1884, p. XXXIV
  • (ff. 2V46V) Iamblichus, De vita Pythagorica (tit. ἰαμβλίχου χαλκιδέως τῆς κοίλ(ης) συρίας περὶ τοῦ πυϑαγορείου βίου). Precede (ff. 1r–2v) il πίναξ generale del libro (Κεφάλαια τοῦ πρώτου λόγου περὶ τοῦ πυϑαγορικοῦ βίου). Ed. Deubner 1937, p. 1–150
  • (ff. 46V82V) Iamblichus, Protrepticus (tit. ἰαμβλίχου χαλκιδέως τῆς κοίλ(ης) συρίας προτρεπτικὸς ἐπὶ φιλοσοφίαν). Precede (ff. 47v–47v) il πίναξ generale del libro (Κεφάλαια τοῦ δευτέρου λόγου). Ed. Des Places 1989, p. 36–151.
  • (ff. 83115V) Iamblichus, De communi mathematica scientia (tit. ἰαμβλίχου χαλκιδέως τῆς κοίλης συρίας περὶ τῆς κοινῆς μαϑηματικῆς ἐπιστήμης λόγος γ´). Precede (ff. 8384) il πίναξ generale del libro (Κεφάλαια τοῦ τρίτου λόγου). Ed. Festa 1891, p. 1–103.
  • (ff. 115V162V) In Nicomachi arithmeticam introductionem (tit. ἰαμβλίχου χαλκιδέως τῆς κοίλης συρίας περὶ τῆς νικομάχου ἀριϑμητικῆς εἰσαγωγῆς). Ed. Vinel 2014, p. 68–197 (cfr. anche Pistelli 1894, p. 3–132).
  • (ff. 163V164V) Due tabelle musicali; nel f. 164V è un elenco sicuramente attribuibile al copista dei ff. 165169V.
  • (ff. 165169V) Problemi aritmetici (anepigrafo). Inc. ψῆφος τῶν ὡρῶν. τίς τινα ἐπερωτᾶ ποία ἐστὶν ὥρα.
  • (ff. 171186V) Marinus, Proclus sive de felicitate (tit. μαρίνου νεαπολίτου πρόκλος ἢ περὶ εὐδαιμονίας). Ed. Saffrey-Segonds-Luna 2002, p. 1–44.
  • (ff. 186V204V) Mir. (tit. ἀριστοτέλους περὶ παραδόξων [[πρ]] ἀκουσμάτων). Capp. 1–16; 20; 17–19; 21–45, des. mut. 833b11 τρεῖς [... (parte antica). Il testo riprende poi dal cap. 45 (da 833b11 μνᾶς); 69; 72–75; 77; 76; 78–151 (integrazione seriore).
  • (ff. 205209V) Theophrastus, Characteres (tit. ϑεοφράστου χαρακτῆρες). Ed. Diggle 2004, p. 61–157.
  • (ff. 210232) 〈Aeschylus, Persae〉. Il testo comincia con la fine dell’hypothesis: inc. τὰ τοῦ δράματος πρόσωπα. Con scolî e numerose glosse interlineari. Alla mano di Francesco Zanetti si debbono i vv. 718–754, 1062 (καὶ κατοικτίσαι) – 1077.
  • Leer


    ff. 163, 170RV, 232V
  • Textgeschichtliches


    Per la sezione giamblichea il manoscritto pare essere il capostipite di tutta la tradizione manoscritta superstite (per una sintesi della bibliografia vd. Giacomelli 2014, p. 215 n. 1); i dubbi di Vinel 2014, p. 55–65, che ritiene indipendente da questo manoscritto il Laur. plut. 86, 29 (copista 〈Teodoro Diacono〉, cfr. Urb. gr. 108; nuova identificazione), sembrano in realtà infondati o frutto di una collazione solo parziale Per Marino di Neapoli il codice è un testimone indipendente, insieme a C (Paris. Coisl. 249) e al perduto „Toxitanus“ (cfr. lo stemma riassuntivo di Saffrey-Segonds-Luna 2002, p. CXLIV).
    Per Mir. il codice è nella parte antica (ff. 186V189V) un testimone indipendente della famiglia alla quale appartengono i codici Ambr. C 4 sup., Copenhagen, Fabricianus 60, 4° e Laur. plut. 60, 19. L’integrazione recenziore, opera di Francesco Zanetti (cfr. «Entstehung»), fu condotta a partire dal testo dell’Aldina (cfr. Wiesner 1987, p. 617 e n. 22).
    Per Teofrasto il codice è discendente di A (Par. gr. 2977), attraverso un anello intermedio a2 (per tutti i dettagli cfr. Diggle 2004, p. 43–45, con precedente bibliografia).
    La sezione finale, contenente i Persiani di Eschilo, apparteneva originariamente, come già più volte sottolineato, al Laur. plut. 31, 3, dal quale fu tratta probabilmente solo nel XVI secolo: cfr. Turyn 1941, p. 55 (collocazione stemmatica del codice, appartenente al ramo β, a p. 63; per la collocazione del frammento integrato da Zanetti, copia diretta del Laur. plut. 28, 25, cfr. «Entstehung»).

Physische Beschaffenheit

Beschreibstoff

Cart. orientale (ff. 1189, 205225, 227231)

Carta italiana (ff. 190204, 226/232)

Wasserzeichen

  • ff. 190204: filigrana Fleur de lys quasi identica a Piccard, Lilie XIII 934 (Capranica nel 1577–1578).
  • ff. 226 (?) e 232: filigrana chapeau, che trova un parallelo quasi esatto, ma certo fuorviante dal punto di vista cronologico, in Briquet 3373 (Firenze, 1474/83), cfr. infra Kopist.

Format

248×172

Folienzahl

ff. 〈II〉, I, 232, 〈I’〉

Foliierung

Foliotazione regolare nel margine inferiore esterno di ogni recto, impressa meccanicamente. Una precedente foliotazione manoscritta (attribuita a Bandini da Wiesner) si può osservare nel mg. superiore esterno: essa prosegue regolarmente sino all’integrazione cinquecentesca di Zanetti (ff. 190204, cfr. infra), che non è però compresa nel computo (il che, contrariamente all’ipotesi di Wiesner, indurrebbe a ritenere tale foliotazione anteriore alla seconda metà del sec. XVI, o comunque anteriore al restauro). La differenza fu corretta da una mano seriore, che provvide ad assicurare la coerenza delle due foliotazioni.

Lagen

20×8 (160), 1×10 (170), 2×8 (186), 1×6-1 (191, l’ultimo foglio è caduto, i ff. 15 sono frutto di integrazione), 1×8 (199), 1× 6-1 (204, l’ultimo foglio è caduto senza lacune testuali), 1×6-1 (209, l’ultimo foglio è caduto senza lacune testuali), 2×8 (225), 1× 8-1 (232, manca l’ultimo foglio del quaternione, il primo e l’ultimo foglio conservato sono integrazioni recenziori).

Lagensignierung

ff. 1170: rimane solo una segnatura al centro del margine inferiore del f. 161 (κα´), di mano diversa da quella del copista.

ff. 171204: segnature conservate nel margine inferiore di 178V (α´, collocata nel mg. interno) e 187 (γ´ mg. esterno). Reclamanti verticali nella sezione copiata da Zanetti.

ff. 205209: nessuna segnatura.

ff. 210232: segnature sporadicamente conservate nei ff. 210 (mg. inf. interno: μβ’) e 218 (μγ´); la serie prosegue quella del Laur. plut. 31, 3.

Anzahl der Linien

ff. 1162V: ll. 27.

ff. 164V169V: ll. 30.

ff. 171209V: ll. 26.

ff. 210232: ll. 19/20.

Liniierung

ff. 1162V: spazio scritto 187×122 (f. 50). Rigatura a secco dello specchio e delle rettrici nei ff. 1162 (le linee di giustificazione arrivano fino ai bordi del foglio e così anche la prima e l’ultima rettrice: tipo Leroy-Sautel 00A1, ma con rettrici contenute entro lo spechio rigato); sistema e unità di rigatura non determinabili (il tracciato è molto tenue). I ff. 163164 recano una rigatura tipo 10A1m Leroy-Sautel (peraltro non rispettata, giacchè questi fogli sono occupati da diagrammi), impressa a secco – a mano libera – sui ff. 163V e 164.

ff. 164V169V: spazio scritto 209×130 (f. 166); la mise en page dei ff. 163V164 non è determinabile: in questa parte del codice si trovano solo schemi e tabelle privi di impaginazione costante. I ff. 165169 recano una rigatura identica per tipo a quella dei ff. 1162, ma su 30 rettrici. Anche qui il sitema e l’unità di rigatura non sono determinabili (tracciato molto tenue e irregolare).

ff. 171189V: spazio scritto 187×124 (f. 173); rigatura a secco, tipo Leroy-Sautel 00D1 (sistema non determinabile, rimangono ben visibili i fori per la rigatura nel margine esterno di quasi ogni foglio)

ff. 190204V: spazio scritto 186×114 (f. 190); il tipo di rigatura qui impiegato non è determinabile: le rettrici sono pressoché invisibili e furono probabilmente eseguite con uno strumento meccanico, tipo tabula ad rigandum.

ff. 205209V: spazio scritto 183×125 (f. 207); rigatura impressa a secco (nel margine esterno di quasi tutti i fogli sono ancora ben visibili i fori serviti per tracciare le rettrici), secondo il tipo 00C1 Leroy-Sautel; sistema aberrante (incisione primaria su 205v, 206r, 208r; la situazione descritta, che non corrisponde a nessun sistema corrente, è dovuta probabilmente alla struttura irregolare del fascicolo, mutilo dell’ultimo foglio.

ff. 210225V, 227231V: spazio scritto 197×126 (f. 211); nessuna rigatura visibile.

ff. 226 e 232: spazio scritto 194×140 (f. 226); rigatura a secco secondo il tipo 00D1 Leroy-Sautel (solo lo spazio riservato al testo eschileo).

Kopist

A. ff. 1162V: mano corsiva ed elegante, estremamente uniforme. Scrittura di piccolo modulo e ricchissima di abbreviazioni, spesso ambigue (su questa mano, non troppo dissimile da quella impiegata nelle cerchie di Demetrio Triclinio, cfr. Wilson 1977, p. 265 e Bianconi 2005, p. 216 n. 131).

B. ff. 163V164: le tavole musicali furono vergate nei fogli rimasti bianchi dell’ultimo fascicolo della prima unità (un quinione). La mano cui si devono questi schemi sembra coeva a quella che ha trascritto i problemi matematici nei fogli immediatamente seguenti (prima metà del sec. XIV).

C. ff. 164V169V: mano d’erudito; scrittura geometrica e ben leggibile ma ricca di abbreviazioni, attribuibile molto verisimilmente ai primi decenni del sec. XIV. Sono presenti notevoli variazioni nella colorazione dell’inchiostro (cfr. f. 168V), ma si tratta chiaramente di interventi dovuti alla medesima mano, forse vergati in momenti diversi o semplicemente cambiando tinta.

D. ff. 171187, 188V189V: la parte antica di questa unità fu trascritta in gran parte da un’unica mano, piuttosto accurata, che Saffrey-Segonds-Luna 2002, p. CIX, vorrebbero far risalire all’inizio del XIII secolo o alla fine del XII. Sulla sola base delle caratteristiche paleografiche non è facile collocare il testimone in un preciso ambito cronologico ed è forse preferibile attenersi alla datazione (XIII/XIV sec.) proposta nella descrizione dell’Aristoteles Graecus: verso tale conclusione conduce anche l’esame della scrittura di D, che lavorava in stretta collaborazione con E.

E. ff. 187V188: in questi due fogli l’aspetto della scrittura muta radicalmente: se nella parte che trasmette Marino e nella prima parte di Mir. è evidente il tratto arcaizzante del copista, in questi due fogli si manifestano tendenze chiaramente recenziori (come la forma moderna di epsilon e l’espansione di alcuni nuclei in forme prossime alla Fettaugen), che si adattano a una mano degli ultimi anni del XIII secolo o dei primi del XIV.

F. ff. 190204V, 226RV, 232: 〈Francesco Zanetti〉. Attribuiti inizialmente a Camillo Zanetti (Harlfinger 1971, p. 410), questi fogli, come ha riconosciuto per prima Gaspari 2010, p. 173, vanno invece assegnati alla mano di Francesco Zanetti, instaurator della Laurenziana e fratello del precedente (cfr. Entstehung).

G. ff. 205209V: un’unica mano d’erudito della fine del XIII secolo o dei primi anni del XIV. Nel f. 209V la scrittura si addensa fittamente, onde adattare il contenuto alle dimensioni del fascicolo.

H. ff. 210225V, 227231V: 〈Manuele Spheneas〉. Il copista sottoscrive il Laur. plut. 31, 3, del quale questi fogli erano originariamente parte integrante (per i dettagli cfr. Entstehung), nel maggio del 1287 (f. 100V).

Illumination

ff. 1170: nella sezione giamblichea le partizioni testuali sono messe in rilievo da sobrie bande decorative rubricate. Capilettera e titoli in rosso.

ff. 171204: titoli in maiuscola distintiva (secondo un tracciato riconducibile alla maiuscola alessandrina) con sobrie decorazioni fitomorfe in inchiostro brunito, identico a quello impiegato per la trascrizione del testo

ff. 205209: nessuna decorazione.

ff. 210232: titoli e capilettera rubricati.

Ergänzungen zum Textbestand

a. Nei ff. 1170 si notano sporadici marginalia di più mani recenziori, non sempre facilmente distinguibili (cfr. f. 1, mg. inf.).

b. ff. 171, 174V, 185: in questi fogli si rinvengono alcune annotazioni marginali di 〈Niceforo Gregora〉; cfr., per tutti i dettagli, la descrizione e l’edizione dei marginalia in Giacomelli 2014.

Einband

Legatura laurenziana tardo cinquecentesca, in marocchino rosso, ancora munita di catena, infissa nel labbro inferiore del piatto anteriore, (dorso rifatto, su quattro nervi). Quattro borchie (solo in parte conservate) su entrambi i piatti; finestrella con etichetta cartacea nel piatto anteriore con indicazione sintetica del contenuto „Iamblichus de pithagorica secta“). Nel piatto anteriore, a pennello, con vernice bianca, è tracciata l’attuale segnatura „3“ (in alto, ripetuta in inchiostro nero nel piatto posteriore); „P. 86“ (in basso). La legatura è coeva al restauro cinquecentesco del codice, sul quale cfr. infra.

Tre guardie moderne, le prime due di restauro, non numerate; nella guardia 〈II〉r è indicata in rosso la segnatura „Plut° 86, Cod. 3“. Nella guardia Ir una mano settecentesca ha annotato, a matita, il contenuto dell’intero codice: „Jamblichi de Secta pythagorica libri 4 | Marinus de vita Procli | Aristoteles de mirabilibus auscultationibus | Theophrasti Characteres, | Aeschyli Persae“. Accanto alla voce teofrastea, a inchiostro, Antonio Maria Biscioni annotò: „quos [scil. Characteres] contuli ego Ant(oniu)s | M(ari)a Biscionius anno 1741“. La guardia finale, moderna e di restauro, è solidale al contropiatto posteriore.

Erhaltungszustand

Condizioni di conservazione complessivamente buone; macchie di umidità nel margine esterno dei primi fogli (122), senza alcun detrimento per la leggibilità del testo. I ff. 92106 e 123134 sono stati riparati con toppe di carta in corrispondenza di un camminamento di tarlo (nessun danno per lo specchio scritto). Si notano macchie e aloni di umidità anche nei ff. 209V e 229V231V, senza danni per il testo

Geschichte

Datierung

ff. 1189, 205209: sec. XIV 1/4;

ff. 190204, 226, 232: sec. XVI 3/4;

ff. 211231: 1287

Entstehung

Il codice, un composito allogenetico, è formato da quattro unità codicologiche indipendenti, riunite insieme in momenti diversi: A (ff. 1170) corpus delle quattro opere pitagoriche di Giamblico di Calcide e una serie di tavole musicali e problemi aritmetici che si configurano come addizioni parassitarie rispetto alla compagine precedente; B (ff. 171204) Vita di Proclo di Marino di Neapoli e Mir.; C (ff. 205209) Caratteri di Teofrasto; D (ff. 210232) Persiani di Eschilo.

La situazione è complicata dall’intervento recenziore (seconda metà del sec. XVI) dell’instaurator Francesco Zanetti, che risarcì di sua mano i ff. 190204, 226, 232 e che restaurò il manoscritto dandogli la forma attuale. Molto verisimilmente, l’unità frammentaria eschilea fu aggiunta alla fine del codice durante le fasi di restauro; essa deriva – come ha dimostrato Alexander Turyn (1943, p. 55) – dal Laur. plut. 31, 3, sottoscritto da Manuele Spheneas nel 1287.

Nell’ultimo foglio del codice (232), integrato e copiato da Francesco Zanetti, fu trascritta, nelle ultime righe della parafrasi marginale, la nota seguente (si rispetta l’ortografia del codice): ὦ χ(ριστ)ὲ βοήϑει τῶ δούλω σου νικολάως [sic] τῶ περδικάς ἐστι. Turyn, che non era al corrente dell’integrazione recenziore di Zanetti (lo studioso polacco, sulla base della sola voce catalografica di Bandini, parlava semplicemente di «supplements by a different hand», senza poterne precisare la cronologia e la natura), avrebbe voluto identificare questo personaggio (il nome del quale, aggiungiamo dunque noi, si trovava ediventemente nel modello messo a frutto da Zanetti) col Νικόλαος ὁ Περδικάρης, copista del Laur. plut. 28, 25 (fine del XIII sec).

Turyn, che aveva senza dubbio ragione, non esplicitò tuttavia gli argomenti a sostegno della sua ricostruzione, che converrà quindi precisare: una nota pressoché identica a quella del Laur. plut. 86, 3, e che si conclude con l’invocazione del predetto Perdicares (ὦ χ[ριστ]ὲ βοήϑει τῶ δούλω σου νικολάω τῶ περδικάρης), si trova nel mg. esterno del f. 125V [122V] del Laur. plut. 28, 25 (la nota è posta a conclusione dei Persiani di Eschilo). Una macchia d’inchiostro alla fine del nome impedisce, tuttavia, di leggerlo correttamente, donde la incerta e imprecisa lettura di Zanetti (περδικάς ἐστι), che cercò di riprodurre mimeticamente il suo modello in ogni dettaglio. È dunque evidente che la fonte impiegata per sanare la lacuna finale della parte eschilea del Laur. plut. 86, 3 fu un altro codice della stessa biblioteca: il Laur. plut. 28, 25, e non un testo stampato, come è sovente il caso per i restauri di Zanetti (così avviene in questo stesso codice per il testo di Mir.): cfr. De Gregorio 2014, p. 224 e 226 n. 165.

Provenienz

All’inizio del XIV secolo l’unità codicologica che trasmette le opere pitagoriche di Giamblico e quella contenente la Vita Procli e Mir. si trovavano verisimilmente insieme (o almeno nella stessa biblioteca, identificabile, forse, con quella del monastero costantinopolitano del S. Salvatore in Chora): in alcuni fogli della Vita Procli si trovano, infatti, marginalia attribuibili a Niceforo Gregora, che mise a frutto anche la sezione giamblichea del codice per trarne un manipolo di estratti conservati oggi nel codice Heid. Pal. gr. 129, quaderno d’appunti dell’erudito bizantino (cfr. Giacomelli 2014).

Alla fine della sezione giamblichea, si trova (f. 162V) una nota di possesso in greco, di mano recenziore (XIV-XV sec.?): τοῦ σοφωτάτου ἡ βίβλος ἥδε δουκὸς τοῦ βάρδας (preceduta da una rasura di mm 45, lunga almeno quanto la nota di Barda). Il personaggio, quasi certamente bizantino, non è individuabile con sicurezza e la proposta di Wiesner, che avrebbe voluto identificarlo con il fiorentino Giovanni de’ Bardi, è senza dubbio da rigettare: cfr. Saffrey-Segonds-Luna 2002, p. CVIII e n. 2. Nel f. 227 (ultima unità codicologica), mg. inferiore, si legge il monocondilio di un Θεοδώρος πρωτονοτάριος.

Nel margine inferiore del f. 1 si osserva una nota di lettura, molto probabilmente risalente alla prima metà del sec. XV, di interpretazione difficile in ragione del precario stato di conservazione; ne diamo una trascrizione, inevitabilmente provvisoria: ἡμέρα δευτέρα ὅτε ἠρξάμην τὸ βιβλίον ἔμ[....] | [ἐ]ξ [?] τοῦ διδασκάλου τὸ ὁσπήτιον ἔδωκα μοι εἶναι [?] τρία | καὶ πάλιν εἰς τὸ [.] ὁσπήτιν (sic) ἔπερ[...]. ὁπήτιον è sicuramente un termine tardo-bizantino (dal lat. „ospitium“, cfr. LBG s.v. ὁσπίτι[ν]), ma non è facile capire a quale istituzione la nota si riferisca o a quale circostanza specifica (certo è menzionato un libro, e si tratterà verisimilmente dello stesso Laurenziano; compare anche un maestro, ma la sua funzione è del tutto sfuggente. Si tratta forse di una nota di prestito, con indicazioni relative al tempo impiegato per la lettura?). Subito accanto a queste linee di testo, nel mg. interno, si legge una brevissima nota su due righe, d’altra mano, sulla generazione dell’anima nel Timeo.

Come ha per primo riconosciuto Aubrey Diller, fra la fine del sec. XV e l’inizio del XVI (precisamente negli anni 1475–1513), l’attuale codice laurenziano si trovava presso la Biblioteca Vaticana (Diller 1983, p. 482 n. addizionale 42; cfr. anche Saffrey-Segonds-Luna 2002, p. CVIII–CIX, che non conoscono però il contributo di Diller). Della presenza del codice in Vaticana fanno fede gli antichi inventari, editi parzialmente da Devreesse 1965, p. 57, nr. 290 [a. 1475]; p. 95, nr. 306 [a. 1481]; p. 132, nr. 310 [a. 1485]; p. 161, nr. 120 [ca. 1508: per la datazione cfr. Cardinali 2015, p. 69–72]. L’ultimo inventario, il più completo (1513), si può ora leggere nella edizione diplomatica di Cardinali 2015, p. 69–70 (inventario di Fabio Vigili, nr. [118]): „in vii scamno infra“, si registra al nr. 21: „Iamblichi Chalcidensis ex Coelesyria De secta pythagorica libri quatuor cum vita Pythagorae et tabula; ii complectuntur omnes mathematicas. Figurae musicae duae et horarum calculus quidam. Marini Neapolitani Proclus sive de felicitate. Aristotelis Περὶ παραδόξων ἀκουσμάτων. Theophrasti Characteres“.

Il codice, prima di sparire dalla Vaticana fu prestato nel marzo del 1499 allo stesso Vigili cui si deve l’inventario, come testimonia il registro conservato nel Vat. gr. 3966 (cfr. sempre Cardinali 2015, p. 65–66; la ricevuta autografa è edita da Bertòla 1942, p. 67: „Item habui Iamblichum De secta Pythagorica, die 3 martii 1499, pro quo pignori dedi unum aureum venetum et sex carlenos. Ego idem Fabius manu propria. – Restituit die XXIX marcii“). Sebbene si sia ipotizzato che questo codice, nella seconda metà del XV secolo (ante 1462), sarebbe stato il modello greco a disposizione di Marsilio Ficino per la traduzione delle opere giamblichee in esso contenute, non vi sono in realtà seri elementi a sostegno di tale ipotesi (cfr. Giacomelli 2014, p. 230–231, con precedente bibliografia).

Negli anni Sessanta del sec. XVI il codice era già pervenuto presso la biblioteca Medicea, non è chiaro per quali vie (cfr. Fryde 1996, p. 172, con precedente bibliografia), dove fu restaurato da Francesco Zanetti, copista e instaurator assoldato da Cosimo de Medici in occasione dei lavori di restauro e rilegatura dei codici in vista della apertura al pubblico della futura Biblioteca Medicea Laurenziana (11 giugno 1571).

Reproduktionen und Digitalisate

  • Laur. 86,3 (vollständiges Digitalisat der Biblioteca Laurenziana).

Bibliographie

Kat.

  • Bandini 1770, III, coll. 286–290.
  • Wartelle 1963, nr. 573.
  • Aristoteles Graecus, p. 282–286 (J. Wiesner).

Kod.

  • D. Bianconi, Tessalonica nell’età dei Paleologi. Le pratiche intellettuali nel riflesso della cultura scritta, Paris 2005 (Dossier Byzantins, 5), p. 216 n. 131.
  • G. Cardinali (Hg.), Inventari di manoscritti greci della Biblioteca Vaticana sotto il pontificato di Giulio II (1503-1513), Città del Vaticano 2015 (Studi e testi, 491), p. 66, 180–181, 297.
  • A. Diller, Studies in Greek Manuscript Tradition, Amsterdam 1983, p. 483 n. 42.
  • A. Gaspari, Francesco Zanetti stampatore, copista e instaurator di manoscritti greci, D. Galadza-N. Glibetic-G. Radle (Hg.), Τοξότης. Studies for Stefano Parenti, Grottaferrata 2010 (Ἀνάλεκτα Κρυπτοφέρρης, 9), p. 155–175: 173.
  • C. Giacomelli, Un altro codice della biblioteca di Niceforo Gregora: il Laur. Plut. 86, 3, fonte degli estratti nel Pal. gr. 129, Quaderni di storia 80, 2014, p. 217–241.
  • N.G. Wilson, Nicaean and Palaeologan Hands: Introduction to a Discussion, La paléographie grecque et byzantine. Actes du Colloque Internationale (Paris 21-25 octobre 1974), Paris 1977 (Colloques internationaux du CNRS, 559), p. 263-267: 265

Text. (= Bekker Ta)

  • O. Apelt, Aristotelis quae feruntur De plantis, De mirabilibus auscultationibus, Mechanica, De lineis insecabilibus, Ventorum situs et nomina, De Melixo Xenophane Gorgia, Lipsiae 1888, p. V.
  • C. Giacomelli, Sulla tradizione di [Arist.] De mirabilibus auscultationibus, Bollettino dei Classici 37–38, 2016–2017, p. 39–95: 41, 49, 54–56.
  • A. Giannini, Paradoxographorum Graecorum Reliquiae, Milano 1965, p. 221.
  • D. Harlfinger, Die Textgeschichte der pseudo-aristotelischen Schrift περὶ ἀτόμων γραμμῶν. Ein kodikologisch-kulturgeschichtlicher Beitrag zur Klärung der Überlieferungsverhältnisse im Corpus Aristotelicum, Amsterdam 1971, p. 211.
  • D. Harlfinger, Die handschriftliche Verbreitung der Mirabilien, H. Flashar (Hg.), Aristoteles, Mirabilia, Berlin 1972 (Aristoteles Werke in deutscher Übersetzung, 18.II.3), p. 62–66: 65.
  • G. Livius-Arnold, Aristotelis quae feruntur De mirabilibus auscultationibus. Translatio Bartholomaei de Messana. Accedit translatio anonyma Basileensis, diss. Amsterdam 1978,p. XXII.
  • E. Mioni, Aristotelis codices Graeci qui in bibliothecis Venetis asservantur, Padova 1958 (Miscellanea erudita, 6), p. 66.
  • L. Venturini, La traduzione latina di Bartolomeo da Messina del „De mirabilibus“ dello Pseudo-Aristotele (dal cod. Patav. Antoniano XVII 370), Atti dell’Accademia Patavina di Scienze, Lettere ed Arti 88, 1975–1976, p. 69–77: 70.
  • A. Westermann, Παραδοξόγραφοι. Scriptores rerum mirabilium Graeci, Brunsvigae 1839, p. II–V.
  • J. Wiesner, Die handschriftliche Überlieferung, H. Flashar (Hg.), Aristoteles, Mirabilia, Berlin 1972 (Aristoteles Werke in deutscher Übersetzung, 18.II.3), p. 56–62: 57, 58.
  • J. Wiesner, Ps.-Aristoteles, Mirabilia: Umstellungen im edierten Text aufgrund der handschriftlichen Überlieferung, J. Dummer (Hg), Texte und Textkritik. Eine Aufsatzssammlung, Berlin 1987 (Texte und Untersuchungen zur Geschichte der altchristlichen Literatur, 133), p. 611–622
  • Iamblichus - De vita Pythagorica

    • A. Nauck (Hg.), Iamblichi De vita Pythagorica liber; accedit epimetrum de Pythagorae Aureo Carmine, Petropoli 1884, p. XVIII–XXVIII, XXXIII–XXXIX.
    • L. Deubner (Hg.), Iamblichi De vita Pythagorica liber, Lipsiae 1937 [editionem addendis et corrigendis adiunctis curavit U. Klein, Stutgardiae 1975], p. V–XI.

    Iamblichus - Protrepticus

    • E. Pistelli, Dei manoscritti di Giamblico e di una nuova edizione del Protreptico, Museo italiano di antichità classica 2, 1888, p. 457–480.
    • E. Pistelli (Hg.), Iamblichi Protrepticus, Lipsiae 1888 [rist. anast. Stutgardiae 1967], p. V-VII.
    • É. des Places (Hg.), Jamblique, Protreptique, Paris 1989, p. 20–21.

    Iamblichus - De communi mathematica scientia

    • N. Festa (Hg.), Iamblichi De communi mathematica scientia liber, Lipsiae 1891, p. VIII.

    Iamblichus - In Nicomachi arithmeticam introductionem

    • W. Haase, Untersuchungen zu Nikomachos von Gerasa, diss. Tübingen 1982, p. 333–334.
    • E. Pistelli (Hg.), Iamblichi In Nicomachi Arithmeticam introductionem liber, Lipsiae 1894.
    • N. Vinel (Hg.), Jamblique, In Nicomachi Arithmeticam, Pisa-Roma 2014 (Mathematica Graeca Antiqua, 3), p. 55–56; 58–60.

    Marinus

    • H.-D. Saffrey-A.-Ph. Segonds-C. Luna (Hg.), Marinus, Proclus ou sur le bonheur, Paris 2002, p. CVI–CIX

    Theophrastus

    • Diggle (Hg.), Theophrastus, Characters, Cambridge 2004 (Cambridge Classical Texts and Commentaries, 43), p. 44.
    • N.G. Wilson, The Manuscripts of Theophrastus, Scriptorium 16, 1962, p. 96-102: nr. 10.

    Aeschylus

    • A. Turyn, The Manuscript Tradition of the Tragedies of Aeschylus, New York City 1943 [rist. anast. Hildesheim 1967], p. 40, 55

Weitere Sekundärliteratur

  • M. Bertòla (Hg.), I due primi registri di prestito della Biblioteca Apostolica Vaticana. Codici Vaticani latini 3964, 3966, Città del Vaticano 1942 (Codices e Vaticanis selecti, 27).
  • P. Petitmengin-L. Ciccolini, Jean Matal et la bibliothèque de Saint-Marc à Florence (1545), Italia medioevale e umanistica 46, 2005, p. 207–374: 288
  • G. De Gregorio, Filone Alessandrino tra Massimo Planude e Giorgio Bullotes. A proposito dei codici Vindob. Suppl. gr. 50, Vat. Urb. gr. 125 e Laur. Plut. 10, 23, C. Brockmann-D. Deckers-L. Koch-S. Valente (Hg.), Handschriften- und Textforschung heute. Zur Überlieferung der griechischen Literatur. Festschrift für Dieter Harlfinger aus Anlass seines 70. Geburtstages, Wiesbaden 2014 (Serta Graeca, 30), p. 177–230.
  • R. Devreesse, Le fonds grec de la Bibliothèque Vaticane des origines à Paul V, Città del Vaticano 1965 (Studi e testi, 244).
  • E.B. Fryde, Greek Manuscripts in the Private Library of the Medici 1469-1510, I-II, Aberystwyth 1996.
  • A. Pontani, Le maiuscole greche antiquarie di Giano Lascaris. Per la storia dell’alfabeto greco in Italia nel ‘400, Scrittura e civiltà 16, 1992, p. 77–227: 219.

Faks.

  • Giacomelli 2014, tavv. 2-4.
  • Nauck 1884, due tavole fuori testo (non numerate), alla fine del volume.

Quelle

  • Ciro Giacomelli, autopsia, maggio 2013 e agosto 2017 (bibliografia aggiornata a ottobre 2019).
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Zitierhinweis

Florenz, Biblioteca Medicea Laurenziana, Laur. 86.03, in: CAGB digital, hg. v. Commentaria in Aristotelem Graeca et Byzantina. Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften. URL: https://cagb-digital.de/id/cagb4103082 (aufgerufen am 29.11.2022).

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