Inhalt

  • (ff. 19V) Mu. (tit. ἀριστοτέλους περὶ κόσμου πρὸς ἀλέξανδρον).
  • (ff. 1021V, 19) Mir. (tit. ἀριστστέλους [sic] περὶ παραδόξων ἀκουσμάτων. Capp. 152–163, 4, 9, 5, 164–176, 1 usque ad ὀφθαλμῶν [830a12], 177–178, 32–75, 77, 76, 78–114, 130-137, 115–129, 138–151).
  • (ff. 21V, 20–27, 32) 〈Theophrastus, Sign.〉.
  • (ff. 27, 33–28) 〈Vent.〉.
  • (ff. 2999,13) 〈Phys.〉, des. mut. 231a3 καὶ τίνες ἐναντίαι τίσιν, εἴρηται [...
  • (ff. 99, 14–102V) Lin. (tit. ἀριστοτέλους περὶ ἀτόμων γραμμῶν).
  • (ff. 103150, 5) Part. An. (tit. ἀριστοτέλους περὶ ζώων μορίων λόγος πρῶτος).
  • (ff. 150, 6–157V) 〈Inc. An.〉.
  • (ff. 158182) An. (tit. ἀριστοτέλους περὶ ψυχῆς α´).
  • (ff. 183192V) 〈Sens.〉.
  • (ff. 192V195V, 27) 〈Mem.〉.
  • (ff. 195V199) 〈Somn. Vig.〉.
  • (ff. 199V202V, 7) 〈Insomn.〉.
  • (ff. 204, 16–208V) 〈Mot. An.〉.
  • (ff. 209218V) Mech. (tit. ἀριστοτέλους προβλήματα μηχανικά).
  • (ff. 219225V) 〈Col.〉.
  • (ff. 226234) 〈Phgn.〉.
  • (ff. 235338) 〈Probl.〉 1–38.
  • Leer


    ff. 28V, 182V, 234V, 338V.

Physische Beschaffenheit

Beschreibstoff

Cart.

Wasserzeichen

  • In tutto il codice si rileva una sola filigrana identica a Harlfinger Huchet 25 (cf. Par. gr. 1910 e Laur. 55,9, entrambi copiati da Giovanni Rhosos a Roma, rispettivamente in gennaio e febbraio del 1471). La filigrana ricorre anche nel Ricc. 13, non datato, ma molto probabilmente copiato da Manuele a Roma negli anni Settanta del Quattrocento. Il codice riccardiano, come ha potuto dimostrare recentemente D. Speranzi, è provvisto – al pari dell’Ambrosiano – di marginalia attribuibili a Demetrio Calcondila. A questi si aggiungono altri marginalia di Teodoro Gaza e Giano Lascaris (cfr. Speranzi 2010, p. 190–198).

Format

320×233

Folienzahl

ff. II, 338, II’

Foliierung

Foliotazione moderna, a matita, nel mg. superiore esterno di ogni recto.

Lagen

1×10 (10), 1×6 (16), 8×10 (96), 1×6 (102), 10×10 (202), 1×6 (208), 13×10 (338)

Lagensignierung

Richiami orizzontali nell’ultimo foglio verso di ciascun fascicolo (mg. inf. interno). Una terza mano (che impiega un inchiostro brunito chiaro) ha riscritto, verticalmente, i richiami a 26V, 36V e 46V.

Anzahl der Linien

ll. 39.

Liniierung

Spazio scritto (ff. 181 e 200): 228×140; rigatura a secco eseguita sicuramente con uno strumento meccanico (mastara o tabula ad rigandum). Tipo («speciale»): D 21D1b Leroy-Sautel (corrispondente, per chiarezza, a Muzerelle 2-2/0-1J/1J-1J/J) Sistema: non facilmente rilevabile, probabilmente nr. 4 Leroy-Sautel.

Kopist

ff. 12V, 916V, 99,14–102V, 158182, 209218V: 〈Giovanni Rhosos〉 (Martini-Bassi), la distinzione di due copisti e la precisazione dei rispettivi interventi è però di Harlfinger 1971, p. 272 e 414) .

ff. 38V, 1728, 2999,13, 103157V, 183208V, 219319: 〈Manuele „allievo di Costanino Lascaris“〉 (Harlfinger).

Illumination

Iniziali e capilettera rubricati; la rubricatura è irregolare: i ff. 1718; 183208V e 219338 sono infatti privi di titoli e capilettere, per i quali è tuttavia provvisto adeguato spazio. Nella sezione contenente Part. An. iniziali decorate con motivi vegetali in blu e verde e dorate (l’usura del f. 103, il primo di questa sezione, lascia supporre che questa parte del codice abbia conosciuto, forse per poco tempo, vita autonoma: si spiega in questo modo l’assenza di segni di lettura di Calcondila – o di marginalia di un’altra mano – nel resto del codice).

Ergänzungen zum Textbestand

a. Nei soli fogli contenenti Part. an., marginalia di Demetrio Calcondila (Harlfinger), in inchiostro rosso e nero, nei ff. 103RV, 104V, 105109, 110, 111V, 113RV, 115, 116RV, 117V-118, 119V, 122RV, 125 [interlinea]–v [?], 127RV, 128V, 132V [interlinea], 134V, 138, 139, 145-149V).

b. A Teodoro Gaza (Speranzi 2012, p. 348 e n. 53) spetta un modesto numero di interventi nei ff. 110V111 (marginalia rubricati), 125V, e 135.

Einband

Legatura originale, su cinque nervi, in mezza pelle di colore brunito scuro e assi di legno; rafforzata nel dorso con una spessa striscia di cuoio e nastro adesivo marrone (mm 333×235). La foggia di questa legatura rinascimentale è schiettamente occidentale. Si osservano chiaramente i resti di quattro bindelle (una nel taglio superiore e inferiore, due nel taglio laterale). Il cuoio originale, molto sfiorato, è decorato con motivi geometrici a impressione (cornici quadrate a cassettoni concentrici) e con ferri a forma di aquila (al centro di ciascun riquadro) e ghianda con foglie (sui quattro angoli del riquadro, a mo’ di cantonali).

All’interno del piatto interiore, rafforzato con frammenti di codice membranaceo latino, vergato su più colonne in una minuta grafia del sec. XIII, è incollato un indice del contenuto in latino (i riferimenti ai fogli sono fatti includendo nel computo anche le due guardie anteriori), con addizioni, della stessa mano (?), che indicano che il testo del De mirabilibus e del De signis si trova „editum inter opera Theophrasti Eresii“; il riferimento è all’edizione di Estienne del 1557 e ciò costituisce un utile terminus post quem per la datazione di questo intervento. Rovesciato, nella parte inferiore del foglio, è il nome „Neratius Priscus“. Il verso, anch’esso coperto di scrittura, è incollato al piatto e non è più leggibile. Non è chiaro se il nome di Nerazio Prisco (un personaggio così chiamato ricoprì cariche consolari sotto Traiano e Adriano) si riferisca a un possessore rinascimentale del codice (ma questa è l’unica attestazione in proposito) o prosegua invece un elenco che inizia nel verso.

Nel asse del piatto posteriore è inciso, a rovescio, il nome „BOVARA“. In prossimità del taglio superiore si notano pochi resti di un’etichetta cartacea (dimensioni originali mm 33×88 ca.) che recita „Ọ (?) ....... [o]pera“. (da intendere molto verisimilmente come „〈A〉[ristotelis o]pera“, con A di forma circolare in parte danneggiato).

Tagli al naturale. Guardie anteriori cartacee (nessuna filigrana rilevabile): bifoglio legato al fasicolo (tallone fra il f. 10V e 11). A I, mg. sup. interno è la nota di provenienza „Rovidii“ (Cesare Rovida, cfr. Provenienz). Nel centro dello stesso foglio, a penna (in inchiostro blu), è collocata l’attuale segnatura („A. 174 Sup.“). Sotto, di mano più antica, forse identica a quella responsabile dell’indice nel contropiatto, è ripetuta la segnatura A 174. In prossimità della nota è il timbro della biblioteca. A IIV sono tracciate in inchiostro brunito le lettere M (cassata) e N (parte della lettera è impressa a rovescio sull’iniziale rubricata a 1). Le guardie finali sono due fogli singoli di carta rigida e spessa (nessuna filigrana rilevabile) fissati alla cucitura dell’ultimo quinterno (tallone tra i ff. 328 e 329).

Erhaltungszustand

Buono stato di conservazione; leggermente danneggiati da macchie di umidità i fogli liminali (1RV e 338RV); offuscato da un leggero alone (grasso?) è il f. 103. Strappato, ma ora solidamente restaurato, il f. 134. Il primo fascicolo è quasi staccato dalla compagine del codice.

Geschichte

Datierung

Sec. XV 3/4 (ca. 1470/71)

Entstehung

Per Mech., Mir., Mu., Phgn. e Vent. e per il teofrasteo Sign., il codice ambrosiano è apografo del Marc. gr. 216 attraverso un intermediario perduto, servito da modello anche per il Vind. phil. gr. 231 (cfr., in breve, Harlfinger-Reinsch 1970, p. 45 e 49 n. 47; Harlfinger 1971, p. 283–284; Vogt 1999, p. 221; Sider-Brunschön 2007, p. 53–54; Van Leeuwen 2013, p. 185, 186, 190–191; Van Leeuwen 2016, p. 49).

Per Lin. Harlfinger 1971, p. 269–294 rileva una dipendenza verso il Vat. gr. 905, ma sempre attraverso un perduto intermediario al quale risale, come per i testi già menzionati, anche il Vindob. Phil. gr. 231.

La situazione per i trattati biologici e naturalistici non è ancora completamente chiarita: solo per Inc. An. si è proposto di riconoscere nel manoscritto un apografo diretto di N (Vat. gr. 258), cfr. Berger 1993, p. 31, mentre Siwek 1960, p. 80 si è limitato ad affermare una stretta vicinanza fra l’Ambrosiano e il codice vaticano.

Provenienz

L’Ambrosiano fu copiato negli anni Settanta del Quattrocento da Giovanni Rhosos e da Manuele, molto verisimilmente a Roma, nell’intervallo che separa l’attività milanese di quest’ultimo (anni 1458–1465) e il suo soggiorno messinese a fianco del maestro Costatino Lascaris (a partire dal 1470). Il codice appartenne a Teodoro Gaza (1415–1475) e fu annotato dall’umanista bizantino Demetrio Calcondila (morto nel 1511 a Milano), in possesso del quale, forse, il codice fu per qualche tempo.

Il manoscritto, probabilmente passato per le mani di un membro della famiglia Bovara (così si evince dal nome inciso sulla legatura, cfr. supra), pervenne in Ambrosiana, alla fine del sec. XVI, fra i codici del bibliofilo milanese Cesare Rovida (ca. 1556–1559).

Del manoscritto rimane una sintetica descrizione in un elenco di codici ambrosiani redatto fra il 1608 e il 1609 e conservato nell’Ambr. X 289 inf. (si cita dall’edizione di Turco 2004, p. 133-134): [f. 128V] n° 262 Aristotelis De mundo, De mirabilibus auscultationibus, De signis aquarum, et ventorum. Physica, De lineis insecabilibus, De partibus animalium, De itione animalium. De anima, De sensu et sensibilibus, De memoria, De somno, et vigilia, De insomniis, De divinatione per somnium, De motu animalium, Problemata, Mechanica, De coloribus, Physiognomica, Problemata. Codex in fol. diligentissime conscriptus.

Bibliographie

Kat.

  • Martini – Bassi 1906, p. 80.
  • Pasini 2007, p. 200.
  • Wartelle 1963, nr. 905.
  • Wilson 1962, p. 96–102: nr. 17

Kod.

  • Cipriani, Codici miniati dell'Ambrosiana (1968), p. 7.
  • D’Agostino, Identificazione della mano di Giovanni Roso nel codice Laur. 4,25 (2012), p. 271 n. 15.
  • Harlfinger, Die Textgeschichte der pseudo-aristotelischen Schrift περὶ ἀτόμων γραμμῶν (1971), p. 410, 414.
  • Harlfinger, Zu griechischen Kopisten und Schriftstilen des 15. und 16. Jahrunderts (1977), p. 333.
  • Speranzi, Identificazioni di mani nei manoscritti greci della Biblioteca Riccardiana (2010), p. 196.
  • D. Speranzi, „De’ libri che furono di Teodoro“, una mano, due pratiche e una biblioteca scomparsa (2012), p. 348.
  • G. Turco, Un antico elenco di manoscritti greci ambrosiani. L'Ambr. X 289 inf., ff. 110–141 (2004), p. 133–134 (nr. 262).

Text.

    Mir.

    • Canart, Démétrius Damilas, alias le „librarius Florentinus“ (1977–1979), p. 294–295 (stemmi), 297 n.4.
    • Giacomelli, Sulla tradizione di [Arist.] De mirabilibus auscultationibus (2016–2017), p. 41, 65–67.
    • Harlfinger, Die handschriftliche Verbreitung der Mirabilie (1972), p. 64.
    • Livius-Arnold, Aristotelis quae feruntur De mirabilibus auscultationibus. Translatio Bartholomaei de Messana (1978), p. XXII.
    • Venturini, La traduzione latina di Bartolomeo da Messina del „De mirabilibus“ dello Pseudo-Aristotele (1975–1976), p. 69 (per errore collocato nella „famiglia vaticana“).
    • Wiesner, Die handschriftliche Überlieferung (1972), p. 57–58.
    • Wiesner, Ps.-Aristoteles, Mirabilia, Umstellungen im edierten Text aufgrund der handschriftlichen Überlieferung (1987), p. 611 n. 2.

    Vent.

    • Harlfinger – Reinsch, Die Aristotelica des Parisinus Gr. 1741 (1970), p. 47, 49 (cfr. anche Phgn. e Sign.)

    Lin.

    • Harlfinger, Die Textgeschichte der pseudo-aristotelischen Schrift περὶ ἀτόμων γραμμῶν (1971), passim; spec. p. 269–294.

    Inc. An.

    • Louis, ed., Aristote, Marche des animaux, mouvements des animaux (1973), p. 7.
    • Berger, Bemerkungen zur Überlieferungsgeschichte der aristotelischen Schrift De Incessu Animalium (1993), p. 31.

    An.

    • Siwek, Le De anima d’Aristote dans les manuscrits grecs (1965), p. 101–102 („Le manuscrit [...] dépend des manuscrits Pd (Utinensis 4) et Xd (Monacensis 330) au point de suivre leur ortographie et même d’évidentes erreurs grammaticales“).
    • Jannone – Barbotin, ed., Aristote, De l’âme (1966), p. XXIX–XXX (il codice è strettamente imparentato al Par. gr. 2034).

    Parva naturalia

    • Mugnier, ed., Aristote, Petits traités d’histoire naturelle (1953), p. 13 (per errore citato come A–164 sup.; il codice appartenente alla famiglia di L (Vat. gr. 253) S (Laur. 81, 1) U (Vat. gr. 260), il codice milanese sarebbe in particolare da connettere alla filiazione di U, che avrebbe dato origine all’Oxoniensis, New College, gr. 226, modelo del Canonicianus 107, e indirettamente allo stesso Ambrosiano).
    • Siwek, Les manuscrits grecs des Parva Naturalia d’Aristote (1960), p. 68–69, 80 (vd. anche ad indicem).

    Mot. An.

    • Louis, ed., Aristote, Marche des animaux, mouvements des animaux (1973), p. 47.

    Mech.

    • Van Leeuwen, The Text of The Aristotelian Mechanics (2013), p. 185, 186, 190–191.
    • Van Leeuwen, ed., The Aristotelian Mechanics (2016), p. 29, 49.

    Col.

    • Ferrini, ed., Pseudo Aristotele. I colori (1999), p. 48, 51-52 (dipende dal Vat. gr. 253).

    Phgn.

    • Vogt, Aristoteles Physiognomonica (1999), p. 215.

    Probl.

    • Ferrini, Nota al testo dei Problemata che fanno parte del Corpus Aristotelicum (2003), p. 113, 121, 127-128, 131 (appartiene alla stessa famiglia dei codici Bononiensis 3635, Marc. gr. 259 e Oxford, New College 233).
    • Marenghi, La tradizione manoscritta dei Problemata physica aristotelici (1961), p. 51–52 (appartenente alla famiglia δ, che comprende il Bononiensis 3635; Marc. gr. 259; Harley 6295 e Vat. Pal. gr. 295).
    • Marenghi, ed., Aristotele, Problemi di medicina (1965), p. 6 (famiglia δ, apparentemente un codice indipendente).
    • Marenghi, Per un’edizione critica dell’Ἀριστοτέλους Προβλημάτων Ἐπιτομὴ Φυσικῶν (1971), p. 101 n. 3, 104 n. 13 (la versione latina di Teodoro Gaza è fondata „su un esemplare in tutto uguale“ a questo Ambrosiano).
    • Marenghi, ed., [Aristotele], Profumi e miasmi (1991), p. 70 („problematum sectiones XXXVIII [...] textu aptissime congruunt atque cohaerent cum illo qui vetus Sylburgii codex dicitur“).

    Theophrastus

    • Sider – Brunschön, ed., Theophrastus of Eresus, On Weather Signs (2007), p. 53–54 („This manuscript at first glance seems to be a immediate copy of S (= Marc. gr. 216) but collation of DS’ sister texts Physiog. and De lineis [...] shows that there was an intermediary copy“).

Weitere Sekundärliteratur

  • Berger, Die Textgeschichte der Historia Animalium des Aristoteles (2005), p. 114 n. 422
  • De Gregorio, Attività scrittoria a Mistrà nell’ultima età paleologa: il caso del cod. Mut. gr. 144 (1994), p. 266 n. 62.
  • Pérez Martín, El Escorialensis X.IV.6: un iatrosophion palimpsesto en el círculo mesinés de Constantino Láscaris (2007), p. 11 n. 41

Faks.

  • Harlfinger, Die Textgeschichte der pseudo-aristotelischen Schrift περὶ ἀτόμων γραμμῶν (1971), Taf. 4.
  • Speranzi, Identificazioni di mani nei manoscritti greci della Biblioteca Riccardiana (2010), Tav. 4.3.

Quelle

  • Ciro Giacomelli, autopsia, maggio 2016 (bibliografia aggiornata a ottobre 2019).
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Zitierhinweis

Mailand, Biblioteca Ambrosiana, Ambr. A 174 sup., in: CAGB digital, hg. v. Commentaria in Aristotelem Graeca et Byzantina. Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften. URL: https://cagb-digital.de/id/cagb1059635 (aufgerufen am 6.2.2023).

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